Interessarsi alla politica: un dovere una necessità

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e i visi amici:
considerate se questo è un uomo
,
che lavora nel fango,
che non conosce pace,
che lotta per mezzo pane,
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna
senza capelli e senza nome,
senza più forza di ricordare,
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore,
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca
i vostri nati torcano il viso da voi.

(P. Levi – Se questo è un uomo)

Il recente fenomeno delle sardine mi induce, innanzitutto, ad alcune riflessioni sul bisogno di interessarsi alla politica e su cosa effettivamente sia o debba essere la “dimensione politica”.

La nostra vita si svolge in un contesto sociale in continua relazione con gli altri: la società rappresenta il vero ambito in cui trova attuazione l’esistenza dell’individuo. L’uomo è animale sociale  secondo Aristotele e questa rappresentazione ha trovato conferma nei più recenti studi socio-psicologici. Questi hanno evidenziato, tra l’altro, come l’idea della possibile autosufficienza dell’individuo tenda a trascurare alcune caratteristiche proprie della condizione umana, quali il bisogno di assistenza reciproca, di aiuto, di protezione, la spinta a condividere le proprie esperienze e così via, fino a quello che la psicologia chiama “il sentimento di appartenenza ad un gruppo”.

La politica, in una dimensione più ampia, può dunque interpretarsi come l’attività in cui si decide il destino dell’uomo in quanto animale sociale e di conseguenza il destino della società stessa. Di qui la necessità di interessarsi alla vita politica per poter realizzare in un dato contesto sociale i propri desiderata ovvero per provare a creare le condizioni affinché tali desiderata possano realizzarsi. Avere coscienza politica è capire che “il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica” (Scuola di Barbiana – Lettera a una professoressa). Non avere coscienza politica significa non avere coscienza sociale, non comprendere che oggi più che mai il destino dell’individuo è intimamente connesso col destino della comunità di cui fa parte che si riesce o fallisce con essa.

(…) L’egoismo, dicevamo, l’interesse, ha tanta parte in quello che facciamo: tante volte si confonde con l’ideale. Ma diventa dannoso, condannabile, maledetto, proprio quando è cieco, inintelligente. Soprattutto quando è celato. E, se ragioniamo, il nostro interesse e quello della “cosa pubblica”, insomma, finiscono per coincidere. Appunto per questo dobbiamo curarla direttamente, personalmente, come il nostro lavoro più delicato e importante. Perché da questo dipendono tutti gli altri, le condizioni di tutti gli altri. Se non ci appassionassimo a questo, se noi non lo trattiamo a fondo, specialmente oggi, quella ripresa che speriamo, a cui tenacemente ci attacchiamo, sarà impossibile. Per questo dobbiamo prepararci. Può anche bastare, sapete, che con calma, cominciamo a guardare in noi, e ad esprimere desideri. Come vorremmo vivere, domani? No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto sapere! (…)

Giacomo Ulivi  (da: P. Malvezzi e G. Pirelli,  Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana)

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