Emilia Romagna: cosa dovrebbe insegnare

Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. (Antonio Gramsci)

Immagino che chi paventava uno straripamento del cosiddetto centrodestra financo nella regione simbolo della sinistra, quale l’Emilia Romagna è stata, stamane abbia tirato un sospiro di sollievo.

E purtuttavia quanto accaduto dovrebbe realisticamente definirsi non una vittoria, ma piuttosto uno scampato pericolo. In effetti il fiume del cosiddetto centrodestra ha raggiunto e superato il livello di guardia e non è straripato più per accidenti fortuiti che hanno mutato il corso degli eventi (Guicciardini docet !) che per meriti degli uscenti. Alla fine ha prevalso più un sentimento di paura che ha costretto molti a “turarsi il naso” e provare a fermare la valanga fascioleghista in arrivo.

Per questo il mio consiglio non richiesto a chi ha “vinto” è di rinfoderare ogni  eccesso di baldanza e provare, se si è capaci, ad analizzare seriamente un risultato che non può dirsi granché soddisfacente per una regione storicamente di sinistra, essendosi il centrodestra attestato su percentuali molto alte (specie la lega). E questa affermazione del blocco di centrodestra non può meravigliare perché arriva dopo che il cosiddetto centrosinistra ha perso tutta una serie di roccaforti “rosse” (una volta erano rosse davvero, non per modo di dire). E le ha perse, queste roccaforti, perché ha tradito le istanze di quello che una volta era l’elettorato di riferimento della sinistra. Questo cosiddetto centrosinistra, il cui significato ed i cui valori di riferimento a me sfuggono, ha sacrificato diritti civili e sociali, ambientalismo, cultura e formazione, LEGALITÁ !!!, sull’altare del potere. Si sono inventati “larghe intese” con fuoriusciti berlusconiani, “responsabili” tipo Razzi e Scilipoti e tutto il “cucuzzaro”. Si sono nascosti dietro il governo Monti votando tutta una serie di provvedimenti impopolari, hanno boicottato il referendum sulle trivelle, hanno lasciato che il Meridione rimanesse schiavo di capibastone e signori delle tessere. Ed ancora, hanno promosso e difeso tutta una serie di opere inutili e dannose al solo scopo di far girare soldi a beneficio dei soliti noti (altro che politica green, ci vuole una bella faccia di bronzo a sfilare dietro Greta Thunberg !). Intanto Matera rimane senza una stazione ferroviaria, la Liguria completamente cementificata dopo venti anni di governo di centrosinistra tanto che al primo stormir di fronde si sgretola e si scioglie come neve al sole.

Hanno cancellato l’art.18 facendoci bere la favola della flessibilità, hanno evitato di fare leggi sul conflitto degli interessi pur avendone sempre affermato la necessità, hanno evitato di fare una lotta seria all’evasione (quella dei grandi !). Costoro sono stati sempre più percepiti (a ragione !) come il partito delle banche, degli affari, del petrolio e dell’impunità. Ecco perché, in estrema sintesi, quello che una volta era il loro popolo non li ha più seguiti ed è caduto nella rete di Salvini e C.

Adesso sarebbe assolutamente necessaria una profonda analisi critica ed un serio percorso di costruzione di una forza di ispirazione dichiaratamente di sinistra, senza formule astruse (campo largo, unione dei progressisti ed altre scemenze) per tentare di inglobare tutto ed il contrario di tutto al solo scopo di conquistare e mantenere il potere.

Ma per far questo ci vogliono sensibilità autenticamente di sinistra perché essere di sinistra è anzitutto uno stato dell’animo.

Per me il socialismo è soprattutto l’esaltazione della dignità umana, della dignità del singolo. Quindi si sintetizza in due istanze: la libertà e la giustizia sociale. (…)

Ma come può vedere esaltata la sua dignità chi non ha lavoro, chi è affamato, chi non ha casa, chi è costretto quasi a mendicare ? Chi è in queste condizioni sente umiliata la sua dignità: quindi non sarà mai un uomo libero. (Sandro Pertini)

1 commento su “Emilia Romagna: cosa dovrebbe insegnare”

  1. Egregio Dr. Cozza, in Emilia credo si sia partiti da una situazione dove la Lega veniva data per vittoriosa (e così è stato seppur senza la percentuale necessaria per poter governare), a discapito di una sinistra che oggi sicuramente non è più alternativa alla destra ma semmai si alterna con la stessa nel governare o meno. Questa sinistra oramai condivide il punto di vista di quell’imprenditoria guidata dai mercati, a discapito del sistema sociale volto al contenimento delle ingiustizie e alla tutela del lavoro. Quindi mi chiedo in Emilia “la destra è stata sconfitta”, ma da quale “sinistra”?

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