Renzi forever!

L’imparzialità è un sogno, la probità è un dovere. (G. Salvemini)

Immagino che in queste settimane Matteo Renzi si sia sentito molto fico essendosi guadagnato il tanto agognato diritto di tribuna grazie alla pseudoinformazione italica che ha provveduto ad amplificare tutta l’aria dal sen sfuggita.

Abbiamo così saputo che il nuovo Adenauer minacciava sfracelli qualora non fosse stata cancellata la blocca prescrizione o se si fosse avuto l’ardire di provare a ritirare le concessioni autostradali a Benetton & C.

Minacciava di votare insieme all’opposizione berlusconian-fascioleghista ed in effetti così ha fatto, suscitando da parte della solita stampa che gli ha sempre retto la coda, un grido ipocrita di incredulità e stupore. E sottolineo “ipocrita”, poiché tutti sanno che la naturale collocazione di Matteo Renzi e dei suoi sodali (dentro il governo, nel PD, in quell’amalgama informe e deforme che è il suo “partito”) è tra Berlusconi, Salvini e Meloni.

Certo è che quando Renzi era Renzi, ovvero quando era il padrone del vapore, quasi tutta la stampa (da Repubblica all’Espresso, dalla Stampa al Corriere) ne ha tessuto le lodi a prescindere, specie quando ha messo in cantiere e realizzato quelle “riforme” gradite ai padroni dei mezzi di informazione e più in generale a tutti i poteri forti, per usare un’espressione ormai corrente.

Per non parlare dell’indecente propaganda orchestrata nei talk televisivi (dalla Rai a Mediaset, da Sky a La7) in cui era tutto un esaltare le magnifiche sorti e progressive dello statista di Rignano e del suo governo, le sue geniali e rivoluzionarie “riforme” (si pensi solo allo sciagurato tentativo di stravolgere la Costituzione Repubblicana con la benedizione financo del quirinale o al jobs act con relativa abolizione dell’art.18), la sua determinazione (si fa per dire!), il suo non arretrare nemmeno di un centimetro (come era solito ripetere nei suoi discorsi alla nazione).

E come dimenticare l’entrata a gamba tesa di un capo di governo (sempre Renzi!) e del Presidente emerito Napolitano nel referendum per le trivellazioni, invitando di fatto a non recarsi a votare in modo da impedire che si raggiungesse il quorum (come poi avvenne!). Roba che nemmeno nel quarto mondo!

E potrei andare avanti a lungo!

Allora viene naturale domandarsi dove fossero i cosiddetti “cani da guardia della democrazia”, come amano definirsi i tromboni televisivi e della carta stampata, quelli che non dovrebbero fare sconti a nessuno, specie alla parte politica cui si sentono (del tutto legittimamente!) più vicini.

Ed è pur vero che ancora oggi si continua a dare ampio spazio a Renzi e alle sue intemperanze poiché la presenza di questo signore e dei suoi (tanto nel governo quanto nel PD) costituendo, di fatto, un serio problema di navigazione per l’esecutivo, rappresenta una sorta di assicurazione per tutti i poteri forti (cui i padroni dei mezzi di informazione appartengono) che vedono come fumo negli occhi provvedimenti di civiltà che vanno nella direzione di una legge uguale per tutti, sostegno a coloro i quali sono in uno stato di povertà o semipovertà, una stretta seria sui grandi evasori (sia per una questione di giustizia sociale, sia perché in tal modo si recupererebbero risorse da destinare a chi ha meno) e, finalmente, una seria legge che disciplini il conflitto di interessi.

In un paese civile l’informazione, per la funzione sociale che ricopre o dovrebbe ricoprire, lascerebbe il Renzi di turno al suo destino insieme ai suoi sodali.

Ma qui da noi bisognerebbe innanzitutto fare per l’informazione la stessa rivoluzione che è stata fatta per l’istruzione nel secolo scorso: occorre, cioè, che l’informazione sia un oggetto di diritto (e quindi anche di dovere) e che questo diritto appartenga a quelli il cui pensiero è in gioco.

Ecco perché all’orizzonte non mi riesce di scorgere alcun “sol dell’avvenire”!

1 commento su “Renzi forever!”

  1. Renzi: un essere insulso, che ogni giorno contraddice se stesso. La sua presenza porta solo danni al paese.
    Non andrebbe dato nessuno spazio a persone del genere (penso anche all’altro Matteo pompato da i media che si limitano solo ad evidenziare ciò che dice senza mai chiedergli cosa ha fatto dal ’93 ad oggi), non andrebbero permessi i soliloqui e, ogni tanto, qualche domanda “scomoda” andrebbe fatta.

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