Annalisa Chirico (ovvero il supplizio di Attilio Regolo)

Anche la follia merita i suoi applausi (A. Merini)

In una mia precedente riflessione (https://www.giualsud.it/2020/04/25/feltri-e-lantropoide/) ho parlato dell’ultima di Vittorio Feltri sui soliti meridionali che, a sentir lui, in molti casi sarebbero inferiori.

Domenica sera, facendo zapping, mi è capitato di assistere ad un dibattito che aveva luogo in una specie di talk (“Non è l’Arena”, mi pare si chiamasse).

Per la precisione si trattava di una vera e propria lezione di elevatissima dottrina filosofico-sociologica incentrata sulla madre di tutte le questioni esistenziali: l’inferiorità antropologica del popolo meridionale.

In cattedra una disinvolta signora dall’inequivocabile accento valdostano che con notevole fervore oratorio arringava gli astanti su quel “castigo di Dio” che è la plebaglia meridionale.                    

E lo faceva con argomenti di peso, portando profonde riflessioni di ordine storico, filosofico e sociologico.

Se poi qualcuno si azzardava timidamente ad interloquire veniva immediatamente redarguito così da non disturbare la lectio magistralis.

La disinvolta signora nella sua filippica spaziava da Giordano Bruno a Gramsci, da Giustino Fortunato a Salvemini, da Guido Dorso a Giuseppe Galasso.

Mentre ascoltavo impietrito mi chiedevo quale galassia ce l’avesse restituita: era davvero roba forte, fortissima, mai sentito nulla di simile!

Confesso che, al pari degli astanti, non avendo la sua profondità di pensiero né il suo spessore culturale non mi riusciva di capire granché delle sue argomentazioni, salvo che il popolo meridionale fosse antropologicamente inferiore.

Come meridionale (o terrone, che dir si voglia) venivo assalito da una sorta di depressione esistenziale, come se già non bastasse l’epidemia da covid.

Del resto che farci: se tuo malgrado ti imbatti in una tizia che dall’alto del suo scibile ti arringa su come si dovrebbe stare al mondo allora potresti pensare di alzare i tacchi ed eclissarti come il giapponese nella giungla.  

E infatti, sulle prime, è stata questa la mia reazione ma poi, riavutomi dal colpo, ho capito che in fondo avrei dovuto ringraziarla per avermi spalancato orizzonti del tutto sconosciuti: grazie a lei ho compreso che dopo il peggio c’è il nulla!   

Sia lode a lei in saecula saeculorum.

P.S.

Si narra che in seguito alla sconfitta nella prima guerra punica Attilio Regolo, comandante della flotta romana, fatto prigioniero dai Cartaginesi fosse da questi torturato rinchiudendolo in una botte irta di chiodi. Poi, come se non bastasse, la botte venne lasciata rotolare lungo un pendio così da aumentargli il supplizio.

Oggi Attilio Regolo è ciascuno di noi e la botte irta di chiodi ove siamo rinchiusi è l’epidemia che ci attanaglia. Da dove provenga, poi, il sovrappiù del supplizio è pleonastico ribadirlo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *