Al ministro Speranza

Ne usciremo, a un prezzo alto, ma ne usciremo. Spero imparando qualche lezione. La cosa più importante è capire che la sanità, cioè la medicina, il curare le persone, come dovere preciso dello Stato, può essere solo una sanità pubblica e gratuita. Non si può fare un profitto sulla sofferenza degli altri.

Non a caso nelle regioni in cui si è investito sulla sanità privata e si è disinvestito sulla sanità pubblica, la mortalità è più alta. Serve recuperare un’etica sociale con i comportamenti individuali, delle istituzioni e dei privati. Stiamo assistendo ad una straordinaria gara di solidarietà in questo periodo, però poi bisogna farne tesoro. Non bisogna ad un certo punto dire: finito, si ricomincia come prima. La sanità, come la scuola, come il lavoro, sono i pilastri di una società. Darli in mano ai privati credo che sia gesto suicida.

– Gino Strada

Caro ministro,

ieri sera in un noto talk televisivo si parlava di sanità campana e siciliana. E, in verità, non era la prima volta.

Venivano presentati dati ufficiali, fonti di riferimento e documenti audio che avrebbero messo in forte imbarazzo anche il più cinico dei politicanti da strapazzo oggi in circolazione. In studio era presente una vivace parlamentare europea piddina che, nonostante tutto e senza il minimo pudore, si lanciava nella difesa a prescindere di De Luca, suo collega di partito, mentre il povero viceministro Sileri era costretto ai consueti slalom nel tentativo disperato di tranquillizzare e rassicurare poiché si stava facendo tutto e tutto sarebbe stato fatto.

Di più, la vivacissima europarlamentare finiva per invocare un governo stile Angela Merkel ignorando come il suo partito fosse di fatto l’azionista di peso del governo italiano ed ignorando, soprattutto, che un governo alla tedesca avrebbe chiesto davvero conto del proprio operato ai vari De Luca sparsi per l’Italia e, se il caso, li avrebbe presi a calci nel culo insieme al loro becero linguaggio da taverna.

Del resto nella sua improbabilissima difesa la signora piddina cercava, in maniera molto tedesca, di sfuggire alle questioni concrete per buttarla in caciara col sindaco di Napoli. Insomma ignorava (o fingeva di ignorare) che l’organizzazione della sanità in ambito regionale spetta per l’appunto alle regioni e non ai sindaci: il sindaco di Napoli risponde al più per Napoli, non per la Campania. Ora, l’invocato stile tedesco avrebbe quanto meno comportato una pubblica presa di distanza rispetto all’amministrazione regionale al fine di valutare (e magari verificare) dati, fatti e circostanze.

E tuttavia, caro ministro, sappiamo bene che a nessun partito (e diamo per buono che esistano i partiti!), men che meno ad un partito che è azionista di peso del governo centrale, conviene prendere le distanze ed eventualmente consentire che il governo agisca verso un presidente di regione dello stesso partito. I presidenti di regione rappresentano il naturale collettore di consensi e poco importa come si fabbrica questo consenso e, soprattutto, a spese di chi: un po’ come dire pecunia non olet! Considerando poi che la sanità è il vero bancomat regionale, tutto si spiega e tutto si tiene.

E se si aggiunge, infine, che anche il segretario del partito è a sua volta presidente di regione riesce ancor più difficile immaginare che in futuro si possa finalmente intervenire per sottrarre alle regioni il giocattolo clientelare della sanità.

Veda ministro, lei è apparso eccessivamente prudente e questo non va bene poiché se è auspicabile abbassare i toni e lavorare in sinergia per il bene del paese (cioè dei cittadini) è altrettanto necessario alzarli questi cavolo di toni quando bisogna richiamare i rappresentanti delle regioni al loro dovere. Ma che razza di sinergia è mai questa se gli altri giocano la partita coi dadi truccati? E quando lo scopriamo (grazie a qualche inchiesta giornalistica, beninteso) che facciamo? Un buffetto sul popò come per i bambini un po’ discoli? Io come cittadino pretendo di sapere che razza di partita si stia giocando sulla mia testa e lei, quale massima autorità responsabile della mia salute, ha l’obbligo di parlare chiaro e, qualora necessario, di intervenire seriamente per fermare il giochino di questi presidenti di regione. Qui si tratta della nostra vita, della vita dei nostri cari e non mi importa una mazza dei rapporti di forza col PD all’interno del governo: tiri fuori gli attributi e ci risparmi le arrampicate sugli specchi del povero Sileri. Altrimenti, da persona onesta e perbene quale Ella è, tragga le conclusioni.

Un saluto.

Giuseppe Antonio Cozza

P.S.  La strategia comunicativa tesa ad addossare soltanto a noi cittadini la responsabilità di quanto si fa o non si fa, sorvolando sui comportamenti a dir poco scandalosi di molte regioni, oggi non è più tollerabile.

2 pensieri su “Al ministro Speranza”

  1. Giuseppe , la tua lettera mi piace veramente, non perché abbiamo idee politiche simili ma perché la realtà è sotto gli occhi di tutti , molti accecati dal qualunquismo ideologico non vedono, non sentono ma parlano a
    SPROPOSITO

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